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Il 21 marzo 2011 è entrata in vigore la riforma che introduce anche in Italia il sistema della Mediazione Civile, che si affianca alla riforma del Processo Civile e al Programma di Digitalizzazione della Giustizia con cui s’intende intervenire nella fase di lavorazione delle cause; l’obiettivo principale della riforma è la riduzione del flusso in ingresso di nuove cause nel sistema Giustizia, offrendo al cittadino uno strumento più semplice e veloce per risolvere le controversie con tempi molto brevi (oggi non oltre 3 mesi) e costi molto contenuti e certi.

Si tratta di un processo collaborativo in cui due o più parti, assistite dai rispettivi legali (l’assistenza di un avvocato è obbligatoria quando la mediazione è condizione di procedibilità in giudizio), si incontrano presso un Organismo di Mediazione accreditato dal Ministero della Giustizia, volto alla risoluzione del conflitto con il fondamentale ausilio del mediatore, figura indipendente e imparziale, che ricercherà un accordo amichevole o formulerà una proposta, al fine di giungere a una soluzione condivisa della controversia e non imposta da un terzo (come in giudizio).

Il vantaggio dell’istituto è evidente anche in termini economici e pratici:

  • il costo della procedura è molto esiguo e viene riconosciuto alle parti un credito d’imposta fino a 500 euro in caso di successo (ridotto della metà in caso d’insuccesso della procedura);
  • Il verbale di accordo ha valore di titolo esecutivo (equivalente a quello di una sentenza passata in giudicato e, quindi, inappellabile);

È riconosciuta l’esenzione dall’imposta di registro sui primi 50.000 euro (dovuta solo sull’eccedenza); la durata del procedimento è di soli tre mesi, salvo il consenso delle parti.